Accesso ad internet veloce: cosa sono i cluster A,B,C e D?

Di Valerio Guiggi
Modem Router wifi VDSL

In questi mesi, le promesse del governo italiano per la rivoluzione digitale sono interessanti e molto promettenti. Promesse che tutti speriamo siano rispettate, perché lo stato delle linee fisse, ad oggi, nel nostro paese non è proprio dei migliori.

Uno dei progetti più interessanti, di cui vi abbiamo già parlato, è quello di Enel Open Fiber, un progetto in cui l’operatore elettrico Enel andrà a portare internet fibra ottica, conosciuta come “Banda Ultralarga”, con la tecnologia FTTH, nelle case di un certo numero di italiani.

Un certo numero non significa tutti, come si può ben immaginare; nell’altro articolo abbiamo parlato dei “comuni dei cluster A e B”, che riceveranno questa tecnologia, mentre per tutti è presente una strategia digitale che, tuttavia, certo non porterà i vantaggi tipici delle grandi città ai comuni più disagiati.

Che cosa sono i cluster?

I cluster sono semplicemente dei raggruppamenti di comuni che il governo ha fatto per dire quali sono i migliori dal punto di vista degli investimenti privati e quali sono i peggiori. Nei migliori, cioè nel cluster A, ci sono così tante persone (come densità di popolazione) che agli operatori telefonici conviene investire, mentre nei cluster B, C e D a decrescere ci sono difficoltà geografiche che non rendono conveniente agli operatori di telefonia investire nella rete fissa.

Se volete sapere come è messo il vostro comune potete trovarlo in questo sito, che non dice proprio il cluster in cui vi trovate (perché non sono riuscito a trovare un documento del genere) ma da comunque l’idea della vostra situazione. Il mio comune, ad esempio, è messo molto male da questo punto di vista.

Tendenzialmente, il cluster A sono le aree redditizie, il B le aree marginali, il C le aree marginali, il D le aree sottosviluppate (ho chiesto, e ho scoperto che il mio comune è sottosviluppato…).

La strategia sarebbe questa, in pratica: tutti gli operatori del libero mercato (TIM, Enel, Fastweb, ecc) porteranno a proprie spese la tecnologia in fibra comuni dei cluster A e B, e non negli altri che invece rimarranno scoperti.

Per i cluster C e D, infatti, il governo stanzierà dei soldi a fondo perduto, cosa che non succederà nei primi due (saranno investimenti privati, per lo più) che potranno essere utilizzati dagli operatori telefonici per portare la banda larga, ma in questo caso ADSL, anche nei comuni che ancora non ce l’hanno. La velocità minima per tutti dovrebbe diventare di 20 Mbps, ancora in forte divario con i 100 dei cluster A ma comunque meglio dei 2 che sono disponibili attualmente.

Tutto dipende, quindi, dalla zona geografica in cui vi trovate: se siete fortunati avrete internet velocissimo nel giro di due anni, mentre se siete sfortunati, beh… avrete sempre la possibilità di accontentarvi del vantaggio che comunque riuscirete a guadagnare.

Se siete interessati a sapere di più sulla strategia digitale del governo (che non parla solo di internet, comunque, ma anche di servizi al cittadino e della pubblica amministrazione) potete consultare questo manifesto.

In ogni caso, almeno in teoria nel giro dei prossimi due anni, da qui al 2018, tutti dovremmo vedere un miglioramento dello stato delle nostre attuali connessioni. Speriamo.

Vuoi ricevere aggiornamenti sull'argomento?

Inserisci qui sotto nome ed indirizzo email per ricevere aggiornamenti, approfondimenti e novità sull'argomento! (condizioni del servizio)

Lascia un commento

La tua Mail non verrà publicata