Confronto sistemi di depurazione acqua domestica

Di Valerio Guiggi

Tra i tanti dispositivi domestici che hanno preso piede in questi ultimi anni, ci sono i sistemi di depurazione di acqua domestica. Si tratta di macchinari che filtrano tutta l’acqua che entra all’interno della nostra abitazione, e che porta a qualsiasi punto di erogazione (compreso quello della lavatrice, ad esempio) rimuovendo alcune sostanze dall’acqua.

Ma quali sono queste sostanze? L’acqua depurata è più sicura di quella non depurata? Quali sono i sistemi di depurazione, e quali sono i migliori da utilizzare, visto che non tutti funzionano allo stesso modo?

Quale la differenza tra depuratore e addolcitore d’acqua

Spesso si fa confusione tra queste due tecnologie, per questo è opportuno chiarire le differenze che intercorrono tra l’uno e l’altro sistema.

Cos’è un depuratore d’acqua?

Il depuratore d’acqua serve a depurare l’acqua da diverse sostanze, che sono sia chimiche (principalmente minerali) che biologiche (ovvero i batteri) tramite sistemi di filtrazione. L’acqua che arriva alle nostre case, grazie alle analisi ASL, deve rispettare i parametri di potabilità stabiliti dal D. L.vo 31/2001 e successive modifiche, per cui è potabile in partenza; per renderla però più sicura (per esempio, se ci sono delle contaminazioni a causa della rottura del sistema idrico) può essere utile depurarla con questo dispositivo.

Cos’è un addolcitore d’acqua?

L’addolcitore d’acqua è un sistema più semplice, basato sul meccanismo di scambio ionico o di campo magnetico che serve ad eliminare solo il calcio (e il magnesio) dall’acqua, senza aver effetto su altri elementi. Non serve a tantissimo dal punto di vista sanitario, mentre è utile per la salvaguardia degli elettrodomestici, impedendo di fatto i depositi di calcare.

I sistemi per depurare l’acqua in casa

Un importante aspetto da considerare è che i depuratori non rendono l’acqua “più pulita” in toto, ma vanno ad eliminare dei contaminanti ben precisi, che cambiano in base ai sistemi di depurazione; questo significa che non esiste un sistema di depurazione migliore, ma che tutto dipende dalla qualità dell’acqua che arriva tramite il sistema idrico, che possiamo consultare (ai sensi dell’art. 13 della Delibera AEEGSI 586 del 28/12/2012. Oggi l’AEEGSI ha cambiato nome in ARERA) sul sito del nostro fornitore di acqua, dell’azienda che ci manda la bolletta.

Cerchiamo quindi di capire quali sono i sistemi di depurazione più diffusi. Ne esistono diversi, ma i principali sono tre e sono il filtro a osmosi inversa, il filtro a carboni attivi e la filtrazione. Esistono anche altre possibilità più “domestiche”, come le caraffe filtranti (che sfruttano filtri a scambio ionico o a carboni attivi, anche loro), che tuttavia non si possono considerare veri e propri depuratori.

1. Il filtro a carboni attivi

Il filtro a carboni attivi è il sistema di depurazione più economico, che si può applicare o a un singolo rubinetto (non essendo un addolcitore ha poco senso metterlo prima della lavatrice) oppure a tutta la casa.

Si basa sull’utilizzo dei carboni attivi, che sono in grado di assorbire le molecole organiche, che rimangono così all’interno del filtro. Le molecole organiche sono quelle che contengono idrogeno, carbonio e ossigeno, per cui comprendono tutte quelle molecole necessarie per la vita e quindi che costituiscono virus e batteri. Da un punto di vista di sicurezza alimentare, rendono l’acqua più sicura, e rimuovono alcune molecole come i pesticidi (che sono organici) che possono inquinare le falde. A seconda delle molecole presenti può migliorare il sapore dell’acqua.

Tuttavia non fa nulla alle molecola inorganiche, quindi non fa niente ai metalli (calcio, ferro, cloro) e ad altre molecole inorganiche (come i nitrati) che non vengono fermati da questo tipo di filtro.

Da notare infine che di tanto in tanto il filtro va necessariamente cambiato, perché con il tempo i batteri tendono ad accumularsi nel filtro e, man mano che questo si rovina, possono entrare in massa nell’acqua che beviamo, rendendola così più sporca. Massima attenzione, quindi, alla manutenzione.

2. Il filtro ad osmosi inversa

L’osmosi è un meccanismo chimico per il quale una soluzione meno concentrata, in una soluzione acquosa e con una barriera semipermeabile, sposta il liquido verso la soluzione più concentrata. E’ il motivo per cui se mettiamo una prugna secca in una ciotola d’acqua questa, dopo una mezz’ora, si è gonfiata assorbendo l’acqua esterna.

L’osmosi inversa è il processo opposto, e gli ioni minerali presenti nell’acqua si spostano nel filtro e vengono così rimossi dall’acqua.

Il filtro ad osmosi inversa è il più utilizzato per migliorare il sapore dell’acqua, perché ferma sia i batteri (come quello a carboni attivi) che i minerali, principali responsabili del cattivo sapore dell’acqua.

E’ più costoso rispetto al filtro a carboni attivi, e si utilizza principalmente per l’acqua da bere, perché non è in grado di filtrare grandissime quantità di acqua, per cui viene di solito messo direttamente in cucina, e da esso si estrae l’acqua da bere.

Se l’acqua non fosse potabile o rasentasse i limiti di potabilità è sicuramente utile per renderla potabile; se è già potabile, nel complesso aiuta solo a migliorarne il sapore.

3. La microfiltrazione e l’ultrafiltrazione

Questa tipologia di depuratore è meno utilizzata rispetto alle altre perché ha effetto solamente sui batteri, ed ha azione praticamente nulla sui minerali e sulle sostanze chimiche in essa contenute.

Si utilizzano principalmente nei laboratori d’analisi oppure nel confezionamento in bottiglia dove c’è bisogno di un acqua microbiologicamente pura. Le piccole maglie presenti nei filtri fermano, per una questione meccanica, i batteri (come le sbarre di una grata fermano le persone) e l’acqua è quasi sterile (perché alcuni batteri più piccoli possono comunque passare); l’ultrafiltrazione garantisce un risultato migliore rispetto alla microfiltrazione.

I minerali, però, non vengono fermati, per cui questo sistema non serve per migliorare il sapore dell’acqua né per rimuovere il calcio, ma solo per migliorare la qualità sanitaria dell’acqua.

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