Quando conviene passare alla Stufa a pellet?

Di Mariagrazia De Castro
Esempio di stufa a pellet

Il perdurare della crisi economico – finanziaria ha contribuito a modificare la nostra consapevolezza riguardo ai consumi energetici domestici. In altre parole cerchiamo soluzioni, consigli, prodotti e tecnologie che possano farci risparmiare sul costo dell’energia, per evitare che quest’ultimo incida in modo significativo sul budget familiare.

Quest’articolo parlerà proprio della possibilità di installare in casa una moderna stufa a pellet, per riscaldarsi in modo ecologico ed economico, descrivendo come funziona e quali vantaggi può darci in casa, per avere il massimo rendimento in calore e il minimo spreco energetico, oltre a focalizzarci sugli incentivi per l’installazione della stessa.

Cos’è e come funziona una stufa a pellet?

La stufa a pellet è una stufa che utilizza come combustibile il pellet, ovvero una biomassa di segatura di legno che viene finemente lavorata e poi pressata in compatti noccioli a forma di cilindro.

Il pellet è quindi un combustibile ecologico e naturale, ottima fonte di riscaldamento che non sporca e non inquina.

Per le stufe si acquista in sacchi (di norma di 15 kg). Ha un’elevata resa termica e il residuo finale in ceneri è davvero marginale (circa 0,5%).

Rispetto agli altri combustibili il suo prezzo presenta delle variazioni stagionali: più basso da maggio a luglio, subisce un rincaro da agosto per poi normalizzarsi in inverno.

Le parti principali della stufa

Una stufa a pellet, di norma, presenta un serbatoio nel quale inserire il combustibile. Una coclea (vite di Archimede) raccoglie i noccioli di pellet che vanno a cadere in un piccolo focolare dove grazie all’aiuto di un potente getto d’aria si alimenta il calore .

L’accensione della fiamma avviene con una resistenza elettrica presente all’interno del braciere.

I fumi residui vengono abbattuti da un ventilatore e emessi in aria grazie a un tubo di scarico. Le ceneri residue rimangono in un cassetto sotto la camera di combustione che deve essere svuotato per consentire il regolare afflusso d’aria.

Questo il funzionamento di base delle stufe a pellet ad aria: ne esistono anche altre tipologie, che funzionano in modo diverso o più complesso: per saperne di più potete leggere l’articolo dedicato alle stufe a pellet e al loro funzionamento.

Perchè con una stufa a pellet si risparmia sul costo dell’energia?

La stufa a pellet fa risparmiare sul costo dell’energia perché il costo del pellet per unità di calore emesso è inferiore rispetto a quello della maggior parte degli altri combustibili, come il metano delle caldaie.

La variabilità dei costi è abbastanza evidente se si considera la differenza tra i due combustibili in quanto, secondo le ricerche dell’Unione Europea, attualmente:

  • Il pellet ha un costo di 71-78 euro a mWh di calore prodotto;
  • Il metano ha un costo di 86-110 euro a mWh di calore prodotto.

Si tratta di un risparmio considerevole, perché il pellet costa all’incirca il 17% in meno rispetto al metano quando il prezzo è minimo; questo permette di risparmiare, su una spesa media italiana (dato dell’Osservatorio sui consumi del Gas) di 971 euro, circa 165 euro, che a parità di condizioni non è un risparmio da poco e ci fa capire come, attualmente (nonostante il prezzo del pellet al chilo sia aumentato negli ultimi anni), il pellet faccia comunque risparmiare rispetto ai combustibili tradizionali.

Considerate che il metano è, tra l’altro, il meno costoso tra i combustibili: il gasolio costa molto di più (170 euro a mWh) mentre il GPL arriva addirittura a 239 euro a mWh, risultando così il combustibile peggiore per fini di riscaldamento.

Quando non ha senso installare una stufa a pellet?

Le stufe a pellet presentano anche dei contro. Non è possibile, infatti, installarle in tutti gli ambienti.

La stufa a pellet ad aria, nelle versioni di base, non sfrutta termosifoni o impianti di canalizzazione, ma produce calore intorno a sé; questo significa che se è presente una stanza molto grande questa verrà ben riscaldata, ma se la casa è composta da tante piccole stanze il calore arriverà pochissimo, per cui l’acquisto è sconsigliato.

Discorso diverso per le stufe a pellet ad acqua o per le stufe canalizzate, che distribuiscono il calore tramite termosifoni o bocchette. In questo caso si hanno prodotti adatti anche alle case in cui il calore si disperde di più, ma il costo della stufa e quello di installazione aumentano, perché si deve creare un impianto di riscaldamento a tutti gli effetti.

Occhio all’installazione

Qualche anno fa l’installazione della stufa a pellet veniva fatta manualmente da chi la acquistava. Oggi, nel 2017, questo non è più possibile ai sensi del D.P.R. 74/2013.

E’ infatti in vigore dal 2014 il libretto di impianto per la climatizzazione estiva ed invernale, che non fa riferimento solo alle caldaie ma anche alle stufe a pellet; l’installazione deve essere fatta da un tecnico specializzato e riconosciuto a norma di legge, così come la manutenzione (che consiste soprattutto nella pulizia) delle stufe. Questo permette di garantire la sicurezza, per esempio, nella corretta espulsione dei fumi dall’impianto.

L’obbligo dell’installatore permetterà anche di capire il punto migliore in cui posizionare la stufa, così da non mettere a rischio la casa magari perché si tengono prodotti infiammabili (tende) vicino alla stufa o perché il pavimento o la parete sono, di per sé, infiammabili (in questo caso vengono protetti con appositi pannelli).

Quali gli incentivi per chi installa una stufa a pellet?

Nell’ottica del risparmio energetico e del miglioramento della qualità dell’aria, si è puntato molto sugli incentivi fiscali per promuovere il riscaldamento ecologico.

Per chi installa una stufa a pellet ex novo è riconosciuta  una detrazione fiscale per gli acquisti dal 1 gennaio al 31 dicembre 2017, la spesa massima ammissibile è di 30mila euro e la detrazione riconosciuta ammonta al 65%.

Grazie al Conto Termico, invece, è possibile avere un rimborso nel giro di due anni, della spesa sostenuta (80%). I due contributi non sono soggetti a cumulabilità.

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