Rimodulazioni unilaterali delle offerte di telefonia mobile: come difendersi?

Di Antonino Vento
offerte telefono adsl e cellulari

Il mondo della telefonia mobile sta vivendo un periodo davvero particolare con le tariffe che, rispetto al passato, si stanno a poco a poco innalzando e diversi operatori di telefonia mobile che hanno dato il via ad una corposa campagna di rimodulazione delle offerte verso l’alto, non mantenendo le promesse fatte durante i periodi di promozione (ad esempio prezzo bloccato per sempre).

La pratica delle rimodulazione delle offerte, che spesso vengono proposte con la dicitura per sempre per attirare il cliente, ha caratterizzato, in modo sempre più marcato, gli ultimi mesi del mercato della telefonia mobile creando non pochi problemi ai consumatori che, in alcuni casi, si sono ritrovati a dover pagare di più il loro piano ottenendo, ad esempio, in cambio un bundle di minuti, sms e traffico dati internet maggiore ma sovradimensionato rispetto alle reali necessità.

Cosa possiamo fare in caso di rimodulazione dell’offerta che abbiamo?

L’AGCOM non ha ancora istituito, nel 2017, una normativa chiara contro le rimodulazioni, che quindi possono essere fatte ancora in modo legale. Infatti (con un sistema che sa molto di quello delle “promesse” nei giochi dei bambini…) gli operatori si sono impegnati a non fare più offerte ingannevoli del genere.

Questo, però, di fatto significa che le rimodulazioni sono ancora possibili e, anzi, gli operatori telefonici le mettono in pratica lo stesso, magari senza più pubblicizzare “Per sempre” nelle offerte. Quando abbiamo un’offerta, fissa o mobile, e questa viene cambiata dall’operatore con una Modifica Unilaterale, le cui condizioni troviamo sulla bolletta (se la abbiamo) o riceviamo via SMS (se abbiamo una connessione mobile) possiamo essenzialmente fare tre cose:

  • Accettare la nuova tariffa;
  • Richiedere il ripristino della vecchia tariffa che avevamo;
  • Cambiare operatore telefonico, senza pagare i costi di disattivazione.

Accettare la nuova tariffa

Poche battute per questa possibilità, che è la più semplice: non dobbiamo fare assolutamente nulla, perché quando riceviamo la comunicazione della modifica unilaterale, se non facciamo niente, dalla data indicata inizieremo a pagare una cifra diversa (di solito più alta) da quella che avevamo.

Richiedere il ripristino della vecchia tariffa

Questa, che sarebbe la soluzione migliore, è anche la più complessa. Si, perché la richiesta non può essere fatta da soli, semplicemente chiamando l’operatore telefonico (ci risponderanno che “quella tariffa non è più disponibile”; deve farlo un avvocato, e se l’operatore non si adegua rischia di doverci risarcire.

Piuttosto che rivolgersi ad un avvocato da soli, però, la cosa più conveniente è quella di provare con un’associazione di consumatori che si occupa anche di cause contro le compagnie telefoniche; in Italia ce ne sono diverse, ed hanno avvocati che si occupano solo di quello che ci aiuteranno a redigere una lettera specifica per richiedere la vecchia tariffa che avevamo, che rendono molto più semplice l’iter di quanto non sarebbe normalmente: un buon modo, quindi, per provarci.

Ma provarci non significa riuscire: infatti l’operatore potrebbe rispondere che il ripristino della vecchia tariffa non è possibile. In questo caso le cose diventerebbero ancora più lunghe, perché la sentenza andrebbe impugnata e portata davanti ad un giudice che ne stabilirà la legittimità.

Bisogna dire che se siamo iscritti all’associazione di consumatori, essendo il servizio gratuito, possiamo provare anche questa strada, per una questione di principio; vale la pena in situazioni particolari (ad esempio, sono coperto solo dalla Fibra dell’operatore X e quindi sono obbligato a rimanere con lui); in caso contrario, specialmente se viviamo in una grande città, meglio considerare la terza strada.

Il recesso dal contratto

Il recesso dal contratto è l’ultima possibilità, e la più semplice, per passare ad altro operatore chiudendo il contratto con quello che abbiamo attualmente. E’ semplice, ma bisogna seguire scrupolosamente le istruzioni per recedere. Da notare che questa possibilità, per legge, è sempre concessa al consumatore, ma dobbiamo attivarci subito.

Nella lettera (o nella pagina a cui rimanda l’SMS) ricevuta, dove si parla delle modifiche unilaterali, è sempre scritta anche una procedura per il recesso. Di solito c’è un limite massimo di giorni per recedere gratuitamente dal contratto (generalmente 30 giorni), ed una procedura (andare su una pagina web, inviare una raccomandata o altro simile) da seguire. E’ essenziale fare tutto quello che c’è scritto, entro i tempi indicati, altrimenti il recesso non sarà valido e rimarremo con l’operatore e con la nuova tariffa indicata.

Se vi state chiedendo “Ma io non posso semplicemente cambiare operatore?” la risposta è si, ma bisogna fare attenzione per la telefonia fissa: se non risolviamo il contratto come indicato, dovremo pagare la quota di disattivazione, di solito da 60 a 100 euro; se facciamo tutto correttamente, non dovremo invece pagare. Per la telefonia mobile, invece, la risposta è “si” perché non sono mai previsti costi di uscita, per cui in quel caso si può semplicemente cambiare operatore.

Nel caso in cui avessimo seguito tutta la procedura senza errori e trovassimo comunque la quota di chiusura del servizio.

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