Risparmio energetico ed efficienza energetica sono la stessa cosa?

Di Valerio Guiggi
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In questo articolo parliamo della differenza tra efficientamento energetico (o efficienza energetica) e risparmio energetico, due azioni molto importanti che, in modo differente, portano ad un risparmio simile in termini economici per i privati e per le aziende.

Con questi due termini si intende non un solo intervento, bensì un gruppo di interventi distinti, mirati ad agire su due fronti che non sono contrastanti ma, anzi, sono complementari. Iniziando dalle definizioni, la differenza tra questi due termini la troviamo in una normativa europea, per la precisione la 2012/27/CE, che ci fa sapere che:

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  • Il risparmio energetico è la quantità di energia risparmiata, determinata mediante una misurazione e/o una stima del consumo prima e dopo l’attuazione di una misura di miglioramento dell’efficienza energetica, assicurando nel contempo la normalizzazione delle condizioni esterne che influiscono sul consumo energetico;
  • L’efficienza energetica è invece, come definizione il rapporto tra un risultato in termini di rendimento, servizi, merci o energia e l’immissione di energia (infatti è semplicemente un rapporto; una casa degli anni ’20 ha un’efficienza energetica penosa, ma ha comunque un valore di efficienza energetica). Con il termine efficientamento energetico si intende il migliorare il valore dell’efficienza energetica.

Spiegato in modo un po’ più semplice, la differenza è quella che avrei con un’automobile. Se io faccio un viaggio in meno, ad esempio andando al supermercato una volta alla settimana e non due, ho un risparmio energetico, perché consumo meno carburante, mentre se io continuo ad andare al supermercato ma prendo una strada più corta, consumando così meno carburante, ho un efficientamento energetico perché ho raggiunto lo stesso scopo ma utilizzando meno risorse.

Le due cose possono essere combinate: se io vado una sola volta al supermercato e faccio la strada più corta ho sia il risparmio energetico che l’efficientamento energetico.

Capire la differenza tra queste due cose è molto importante, specialmente quando per raggiungere uno dei due obiettivi dobbiamo fare un investimento. E’ importante soprattutto per ottenere gli incentivi, che spesso non coprono tutto ma solamente alcuni lavori, che possono far parte dell’efficientamento energetico e non del risparmio o viceversa.

Cerchiamo quindi di capire quali interventi rientrano nell’uno e quali nell’altro caso, anche facendo riferimento ad alcuni documenti ufficiali degli enti che si occupano di energia elettrica, che è il tipo di energia su cui si possono raggiungere i risultati migliori da entrambi i punti di vista.

L’efficientamento energetico

Per definire gli interventi compresi nell’efficientamento energetico ci basiamo su un bando della Regione Toscana che, pur non essendo valido in tutta Italia, definisce gli interventi che rientrano in questa definizione; essendo stato emanato sulla base di direttive europee, anche le altre regioni hanno bandi simili, che definiscono bene gli interventi anche se magari non li raggruppano nella definizione di “efficientamento energetico”.

Tra gli interventi che si possono comprendere in questo gruppo ci sono:

  • La sostituzione degli impianti di climatizzazione con caldaie più efficienti (a condensazione) o impianti alimentati da pompe di calore ad alta efficienza: sicuramente questi interventi rientrano a pieno titolo nell’efficientamento, perché si arriva a produrre la stessa quantità di calore utilizzando però meno energia.
  • La sostituzione degli scaldacqua con pompe di calore o con collettori solari per la produzione di acqua calda sanitaria, che è un’efficienza energetica per lo stesso motivo di prima;
  • L’installazione delle pompe di calore geotermiche, che permettono di risparmiare molta energia per il riscaldamento.
  • Gli accumulatori di energia elettrica, che portano ad una maggiore efficienza perché l’energia prodotta/pagata ma non accumulata viene sfruttata in un momento successivo.

Quanto si risparmia con l’efficientamento energetico?

L’efficientamento energetico, a differenza del risparmio, ha una misura che si più conoscere facendo una valutazione della classe energetica per l’immobile, e nel caso in cui acquistiamo casa o prendiamo una casa in affitto possiamo conoscere tra le informazioni sull’immobile.

La classe energetica si calcola come il combustibile consumato all’anno per metro quadro di superficie risparmiata, per cui più la classe è elevata (A), più il riscaldamento è efficiente, mentre nella classe G, la più bassa, il consumo è addirittura cinque volte superiore rispetto a quello della classe A, risultando una spesa consistente.

Il risparmio può quindi essere calcolato soprattutto sulla spesa per il riscaldamento: con un consulente che si occupa di energia e gas e che può fare la valutazione energetica dell’immobile prima e dopo i lavori (anche come stima, prima di fare i lavori) è possibile conoscere la differenza di classe energetica, che ad ogni lettera (A-G) fa corrispondere un quantitativo di litri di carburante consumato, all’anno, per metro quadro; facendo le opportune differenze è possibile quantificare in modo piuttosto preciso il risparmio annuale con un intervento di efficientamento energetico.

Il risparmio energetico

La definizione degli interventi che riguardano il risparmio energetico non è proprio chiarissima, principalmente perché la distinzione è “borderline” rispetto all’efficientamento.

Comunque, un documento dell’Agenzia dell’Entrate che si chiama “L’agenzia informa” (meno male…) ci fa sapere che gli interventi di risparmio energetico per i quali, in base ai singoli bandi, è possibile ottenere gli incentivi, sono:

  • La riduzione del fabbisogno energetico per il riscaldamento: sicuramente è un modo per risparmiare energia, perché se si riduce il bisogno si riduce anche l’energia necessaria al riscaldamento; è una definizione però un po’ troppo generica.
  • Il miglioramento termico dell’edificio (coibentazioni – pavimenti – finestre, comprensive di infissi): questo rientra a pieno titolo nel risparmio energetico. Isolare termicamente un edificio consente di non utilizzare affatto l’energia, perché si sfrutta meglio quella naturale (in particolare il sole, per il riscaldamento dell’abitazione), e questi lavori sono quindi tra i principali nell’ottica del risparmio energetico.
  • L’installazione di pannelli solari: anche i pannelli solari rientrano a pieno titolo nel risparmio energetico, perché se dal punto di vista del produttore è un’efficienza, per il cittadino è sicuramente un risparmio: non si utilizza l’energia acquistata ma la si produce, quindi non se ne acquista. Non è diverso dal mettere i doppi vetri alle finestre per sfruttare meglio il sole, per cui nel complesso è un risparmio. L’Agenzia non ne parla, ma possiamo comprendere nel risparmio anche quello derivante dalla produzione di energia da altre fonti rinnovabili come le turbine eoliche, disponibili anche nelle formulazioni da casa.
  • La sostituzione degli impianti di climatizzazione invernale: l’Agenzia delle Entrate lo mette nel gruppo del risparmio, ma qui forse siamo più nel campo dell’efficienza: io raggiungo lo stesso risultato ma utilizzando lo stesso tipo di energia (elettrica, gas naturale); solo che ne consumo meno perché ho una caldaia/climatizzatore migliore, quindi ho una maggiore efficienza ma mi scaldo lo stesso.

Quanto si risparmia con il risparmio energetico?

E’ difficile dire una cosa del genere, principalmente perché il risparmio non significa solamente fare questi interventi, ma anche (per esempio) tenere meno accesa la luce, sostituire le lampadine di casa, sfruttare meglio il forno, cambiare le nostre stesse abitudini: tutte queste cose, insieme, permettono di risparmiare una cifra che, però, non è quantificabile, o meglio lo è ma solo limitatamente ai singoli interventi, che devono essere approfonditi caso per caso.

Certo è che, ad esempio con pannelli solari e accumulatori, se non si considera l’investimento iniziale (direte: bravo!) non si paga più la luce, in pratica, per cui il risparmio annuale può arrivare anche a un migliaio di euro, in base alle nostre abitudini; ma è un esempio solo indicativo e assolutamente non oggettivo, perché ci sono troppi altri fattori da considerare.

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